L’arcipelago deserto di Beniamino Biondi

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Descrizione

Sebbene in Giappone la nascita del cinema sperimentale e dell’Underground sia alquanto remota, risalendo a un film assurdo e singolare come Kurutta ippêji(1926) di Teinosuke Kinugasa, soltanto nei primi anni sessanta si spiegano gli esordi di una vocazione, che, nel percorso di dei suoi elementi inconsci, e in ragione del suo più intimo travaglio teorico, fa stato dei propri mezzi espressivi e del significato dei suoi archetipi concettuali. Sono gli anni della nouvelle vague nipponica, e, accanto agli autori legati alle grandi case di produzione, come agli indipendenti che operano al di fuori del sistema degli studi, altri seguono la via della sperimentazione e della ricerca formale nel tentativo di una vera e propria rivoluzione estetica. I registi d’avanguardia oltrepassano la logica diegetica per giungere a una concezione strutturale del cinema come sistema di relazioni semantiche, testando il libero uso dei materiali e assumendo l’alea introtelica della monumentalizzazione formalistica in termini di contenuto sociale negato e di disposizione puramente iconica del materiale espressivo. Da Takahiko Iimura, precursore dello sperimentalismo, al cinema politico di Motoharu Jōnouchi; da Yoji Kuri, simbolo della controcultura, al talento visionario di Nobuhiko Obayashi; dal cinema multimediale di Yoko Ono al maestro del surrealismo Katsu Kanai; dal controverso Kazuo Hara a un inedito Donald Richie, attraverso il cinema radicale di Toshio Matsumoto e Shūji Terayama fino al patriottismo suicida di Yukio Mishima.

Informazioni aggiuntive

Titolo

L’arcipelago deserto

Sottotitolo

Il cinema sperimentale giapponese

Autore

Editore